Intervista a Cecilia Del Guercio, docente dei Master dell'Area Marketing, Account e Planner in varie agenzie pubblicitarie da oltre 10 anni.
Cosa significa oggi lavorare nella pubblicità?
E’ un lavoro estremamente stimolante, creativo e strategico insieme dove è possible, anzi necessario, entrare continuamente in contatto con realtà e persone molto diverse tra loro. Lavorare in pubblicità è senz’altro molto impegnativo e totalizzante, ma mai noiso o ripetitivo. In un momento difficile come questo poi è sempre più importante “allenarsi” ad avere delle idee originali ed efficaci in grado di differenziare la marca all’interno di un mercato sempre più affollato.
Quali sono i profili richiesti dalle aziende e dalle agenzie?
Per chiunque si occupi di pubblicità, sia in Azienda come responsabile di comunicazione, che in Agenzia nei ruoli di account, planner o creativo che nelle Concessionarie o Agenzie media, è richiesta una mentalità aperta con una grande attenzione all’evolversi dei fenomeni sociali, culturali e artistici. Molto importante è poi la capacità di lavorare in team e sapere relazionarsi in modo costruttivo con le persone. La formazione post laurea diventa quindi un elemento indispensabile: non solo come insieme di conoscenze, ma soprattutto come spinta ad esercitare la capacità di ciascuno di elaborare idee proprie, in qualsiasi ruolo professionale si trovi.
Da quale si inizia solitamente?
Il passaggio dall’area di comunicazione di un’azienda in agenzia e viceversa è sempre possibile. La scelta di un versante piuttosto che dell’altro è soprattutto dettata da caratteristiche individuali come la propensione estrema al cambiamento (vedi agenzia) piuttosto che la tendenza all’approfondimento (vedi azienda). Per quanto riguarda la “dimensione” aziendale, sia in Agenzia che in Azienda, non esiste una regola ferrea. La dimensione piccola consente da subito una visione più ampia delle dinamiche e dei ruoli in campo (oltrechè una migliore visisbilità personale) mentre la grande azienda/agenzia offre una maggiore professionalità e organizzazione del lavoro.
Qual è stata la vostra esperienza?
Intanto noi abbiamo iniziato questo mestiere in un momento per certi versi simile a quello attuale, un momento di stagnazione economica che ci ha fatto capire come sono le idée e non i soldi la vera ricchezza e il vero motore del mercato. Questo, a nostro avviso, è stato ed è il nostro vero punto di forza che vogliamo trasferire in questo corso.
Quale formazione e che tipo di esperienze consigliate a chi vuole intraprendere un percorso professionale all'interno di quest'area?
La cultura di base per chi intende fare c comunicazione è per lo più la stessa ed è quella trasmessa dai Master specialistici in Comunicazione Pubblicitaria. La differenza invece è tra che si occupa eminentemente di strategia e chi si occupa anche di produrre le campagne pubblicitarie. Se si decide di lavorare in agenzia si hanno varie possibilità. L’account è il tramite tra il cliente e l’agenzia: si occupa di strategia di comunicazione insieme aventualmente al planner della “regia” di una campagna pubblicitaria a partire dal brief creativo che trasferisce a chi farà effettivamente la campagna, ovvero i creativi. I creativi aggiungono alla conoscenza strategica di base la capacità di elaborare idée creative e una competenza tecnica che non competono all’account. I creativi lavorano in coppia: l ’art director è responsabile della parte visiva della campagna pubblicitaria, mentre il copy-writer è responsabile della parte verbale.
Se si decide invece di lavorare in Azienda come Advertising Specialist, a seconda della grandezza di questa, si entrerà a far parte dello staff del reparto di Marketing e Comunicazione. Anche nel mondo dei media ci sono molte possibilità di inserirsi in agenzie media o nelle Concessionarie di spazi pubblicitari come media planner o come media sellers.
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