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Crisi nel lavoro: il valore del titolo di studio

Secondo quanto emerso da una recente analisi realizzata da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro, nel 2013 si sta registrando un fenomeno di "selezione al rialzo" per quanto riguarda le assunzioni delle imprese del settore privato. In sostanza ci sono meno posti di lavoro ma più qualificati.


Secondo una nota di Unioncamere, nel 2013 le quote di assunzioni (non stagionali) riguardanti laureati e diplomati si attestano al 15,9% e al 43,5% del totale delle assunzioni programmate. Si registra quindi un aumento, rispetto alle quote dello scorso anno, dell' 1,4% per i laureati e del 2,6% per i diplomati.


I dati della ricerca evidenziano anche come le opportunità lavorative rivolte a chi è in possesso di un diploma o di una laurea sono il 59,3% di tutte quelle disponibili per il 2013, con un aumento del 4% rispetto allo scorso anno.


Riportiamo ora un commento del Dott. Cesare Perini, docente Stogea nei Master in Gestione Risorse Umane, Diritto del Lavoro e Amministrazione del Personale e Direzione Risorse Umane su quanto emerso da questa ricerca:


"La recente indagine dell’Unioncamere collima con l'evoluzione del mercato del lavoro che ho potuto osservare in questo ultimo lustro. L’importanza del titolo di studio è sicuramente cresciuta ma occorrono alcune precisazioni. Non è tanto un generico titolo di studio che garantisce l’assunzione. Non è l’ottenimento del pezzo di carta che aumenta le possibilità di lavoro. Bisogna coniugare titolo di studio con interesse per quanto studiato e pratica applicazione attraverso esperienze di studio-lavoro. Trascinarsi stancamente alla laurea non serve per ottenere lavoro. Serve invece affinare le proprie conoscenze attraverso ulteriori esperienze di studio-lavoro."